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Innamorati cotti | La Femme du Chef…e lo Chef!

written by LaSalsaAurora febbraio 14, 2015

Che amiate o odiate San Valentino, leggere la food-love story di Claudia e Nicola, i primi ospiti della rubrica #innamoraticotti, vi farà un po’ sciogliere. Il vago senso di inadeguatezza è del tutto normale, o almeno è ciò che mi sono ripetuta anch’io, per tutto il tempo dell’intervista. A volte si ha l’impressione che ci sia uno scollamento tra come una persona appare tra le righe del proprio blog e come è in realtà, ma io ho conosciuto Claudia Minnella di La Femme du Chef un anno fa e sapevo già che lei è una di quelle che di persona risultano persino più amabili. Ma non potevo immaginare che quadretto idilliaco fossero tutti e tre insieme lei, Chef e Minichef! ClaudiaNicola

Mi ero preparata qualche domanda di riscaldamento per metterli a proprio agio, ma non ce n’è alcun bisogno. Appena arrivata, mi accolgono nella loro bella casa milanese piena di libri e di giocattoli, e iniziamo a parlare a ruota libera, dell’amore, del cibo, della seduzione e dell’affetto, davanti a un bicchiere di vino rosso e a una ciotolina di buonissime olive pugliesi. Intorno a noi, Minichef educatissimo gioca con le sue macchinine.

La Femme du Chef è un nome denso di significato, non solo perché tu, Claudia, sei la moglie di uno chef, ma anche perché l’avventura del tuo blog nasce quando tu e Nicola vivevate a Parigi…

Claudia: << Giusto. Ma non sono “diventata” Femme du Chef perché mio marito  era Chef…anzi, si può dire che entrambe queste identità, in effetti, sono nate insieme, da una scelta condivisa. Nicola non era chef quando ci siamo conosciuti, la sua avventura professionale nel mondo della cucina è cominciata proprio a Parigi. E, sempre laggiù, il cibo è diventato quotidianità anche per me, e non solo per l’idillio romantico e culinario che stavamo vivendo, ma proprio per l’esigenza che avevo di essere io a cucinare tutti i giorni, perché lui non c’era>>

 Nicola: <<Sì, la nostra trasferta parigina nasce proprio per questo cambio di rotta. Non era affatto scontato che la formazione in cucina dovesse avvenire in terra francese. Ma io avevo una grande fiducia nella Francia dal punto di vista didattico, e ho voluto cominciare là la mia formazione di cuoco. E così siamo partiti, con il nostro bagaglio di sogni e forse di illusioni; prima io, da solo in avanscoperta, e subito dopo con Claudia che mi ha raggiunto: non potevamo stare lontani>>

tumblr

 Come avete deciso di cambiare così radicalmente la vostra vita e dedicarla al cibo?

Claudia: <<Beh, lui aveva sempre cucinato. Aveva una cultura alimentare già fortissima quando l’ho conosciuto. Merito di mia suocera, una cuoca eccellente, e da sempre profondamente convinta del valore culturale del cibo >>

Nicola: << Mamma era radicale. Molto prima delle mode alimentari moderne, lei ha sempre avuto molto chiaro che si dovesse mangiare sano, evitare certi prodotti e privilegiarne altri. Questo concetto non era solo qualcosa che passava a noi figli in trasparenza attraverso le sue scelte: lo esprimeva in maniera dirompente. Scegliere, pensare, fare da mangiare, per me, nasce un po’ da quell’ambiente culturale forte in cui mi sono trovato a crescere>>

E tu Claudia sei diventata subito La Femme du Chef? Ti sei identificata in quel ruolo?

<<Sì, perché non era una scelta subita: era un sogno che avevamo deciso di vivere insieme. Io ho studiato comunicazione, e mi sono laureata con una tesi sul marketing esperienziale del vino: un campo di interesse affine a quello del cibo. La Femme du Chef, la moglie del cuoco, in Francia, ha un ruolo ben definito, strutturato, per nulla accessorio; è profondamente coinvolta nell’attività del marito proprio sul piano pratico. Se un giorno avremo un ristorante nostro, io vorrei ricoprire quel ruolo: mi ci sto preparando. Il blog poi è cresciuto insieme a me, a noi, ma durante il periodo parigino aveva anche un valore di diario di un’avventura di cui volevamo rendere partecipi i nostri amici e le nostre famiglie in Italia. Erano loro i lettori a cui destinavo quello che scrivevo>>

State insieme dal 2005, e vi siete sposati nel 2006. Il trasferimento a Parigi è avvenuto nel 2009: il cibo ha fatto solo allora la sua comparsa nella vostra storia?

<< Assolutamente no! Il cibo è sempre stato uno dei nostri collanti, molto prima che diventasse una professione.>>

Raccontatemi.

Claudia: << La sera in cui ci siamo conosciuti, a una festa organizzata da Nicola e suo fratello dove mi avevano portato degli amici comuni, lui aveva cucinato per 70 persone. Era estate, e poco dopo io tornai in Sicilia per le vacanze con la mia famiglia. Quando tornai a Milano, lui venne a prendermi con la macchina che scoppiava di spesa, di cassette di verdure… Prima di allora io, come tanti studenti fuori sede, andavo avanti a happy hour. Lui iniziò a cucinare per me e io, invece di ingrassare, nei primi mesi insieme persi 5 chili.>>

 Nicola: <<Ma anche lei aveva molto da insegnarmi! Fu una reciproca scoperta dei mondi culinari l’uno dell’altra. La cucina siciliana, sontuosa, conviviale, mi conquistò. Con la famiglia di Claudia, a Palermo, ci si metteva a tavola per cena e non ci alzavamo prima delle 2 di notte. Ma non pensare allo stereotipo meridionale dell’abbuffata: era una convivialità autentica, il vero piacere di condividere, chiacchierare, tirare tardi insieme di fronte a un buon piatto. Grazie a Claudia ho scoperto anche il Ponente Ligure, che noi milanesi, stupidamente, snobbiamo. Lei ha uno zio che abita lì, una forchettina mica da ridere, con il quale abbiamo fatto alcune delle più buone mangiate della mia vita. Io, dal canto mio, le feci conoscere Monaco.>>

Claudia: <<Immaginavo una situazione da Oktober Fest e invece finimmo nei musei e a mangiare specialità. Io amo tantissimo i lievitati, e scoprii tutto un mondo mitteleuropeo di pani, di bretzel, di cui mi innamorai.>>

Uova strapazzateC’è un piatto in particolare che ha per voi un significato speciale?

Claudia: <<Sarebbero tanti. Un paio in particolare, però, ci accompagnano da sempre. Siccome siamo due chiacchieroni, all’inizio della nostra storia non era inusuale che facessimo le 3 di notte a parlare, parlare…e ci veniva fame. Così lui preparava le uova strapazzate. Un piatto povero e semplice, che però lui rendeva speciale con la noce moscata…>>

Mi piace, fa molto cinema d’autore.

Claudia: <<E poi, c’è la sua pasta mantecata!>>

Nicola annuisce: <<è un piatto che ha tutta una storia. In pratica è un incrocio tra il cacio e pepe, piatto genuino e povero della tradizione romana, e il mac&cheese, il cibo precotto liofilizzato americano…quando ero alle superiori e tornavo da scuola affamato e con la luna storta, la domestica dei miei, una persona di famiglia, mi preparava questa pasta che montava, ancora calda, in padella con il burro, il parmigiano e un po’ d’acqua di cottura. Veniva spessa, spumosa; una meraviglia.>>

Claudia: << A Parigi vivevamo questa situazione cosmopolita irripetibile. Eravamo tutti giovani, venivamo da ogni parte del mondo, eravamo uniti dal fare la stessa cosa…a rotazione andavamo a cena gli uni dagli altri, e provavamo la cucina di ogni angolo del mondo. Quando venivano da noi, con questa pasta sconvolgevamo gli amici di cultura anglosassone!>>

Nicola: <<La americanizzavamo per renderla compatibile con la loro memoria gustativa. Invece di vedere la busta pronta ci vedevano tagliare il formaggio, fondere il burro, lessare la pasta, scolarla…e poi restavano tutti rapiti da quel sapore di casa, di infanzia>>

E la vostra quotidianità in cucina, oggi, qual è?

Claudia: <<A dispetto dell’immagine che si può avere dall’esterno con uno chef e una foodblogger sotto lo stesso tetto, oggi la nostra cucina di casa è una ricerca di sapori più semplici. Ma è anche una cucina, se possiamo definirla così, più colta. Prestiamo attenzione alla stagionalità degli ingredienti, alla loro provenienza…cuciniamo anche insieme, a volte, e sperimentiamo: a volte io sostengo lui in un’intuizione, a volte avviene il contrario. Anche se spesso commenta: “è proprio un’idea da foodblogger!”.>>

Nicola: <<In questo periodo ci stiamo scatenando sui piatti delle nostre mamme…che cuciniamo in dosi da mamme. Così riempiamo il congelatore. È il momento del ragù, per preparare la pasta al forno siciliana.>>femme-du-chef

Minichef attira l’attenzione della mamma per sussurrarle qualcosa all’orecchio. Claudia ride con tenerezza: <<Aurora, Minichef ci teneva a dirti qual è il suo piatto preferito tra quelli del papà. Diglielo, sù>>
Con un po’ di timidezza Minichef dichiara <<Il risotto>>
<<Quale risotto? Quello giallo?>>

<<No, quello giallo e rosso!>> protesta.
<<Il rosso sono i fili di zafferano>> chiosa Claudia a bassa voce, per non farsi sentire. Questi tre sono così carini che mi fanno perdere il filo del discorso. Dove eravamo rimasti?

Ecco: qual è il vostro piccolo grande gesto d’amore in cucina?

La Femme du chef e lo Chef si guardano e sorridono.

<<La schiscetta>> risponde lei, con timidezza da innamorata. <<sono freelance e lavoro da casa, ma quando devo stare fuori, lui mi prepara il pranzo. Non vuole sapermi mangiare qualcosa di triste e frettoloso: così mi prepara dei sandwich buonissimi…  É una cosa molto bella, che faceva anche quando ci eravamo appena conosciuti. Nelle sue schiscette c’era sempre qualcosa di particolare ed esotico. Come la senape, un ingrediente che non conoscevo, che mi ha fatto scoprire lui>>

Non smettono un attimo di sbirciarsi e sorridersi.

Nicola aggiunge, con l’aria sorniona di chi la sa lunga <<La cucina non è solo romanticismo, anche seduzione>>

 

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