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Torino la dolce {i caffè storici}

written by La Salsa Aurora ottobre 31, 2014

Come si fa a non amare Torino? Torino è la Parigi e insieme la Praga d’Italia: bellissima, romantica e irrequieta, colta e elegante, ma così ermetica e segreta che il suo fascino non può essere svelato che poco a poco. Giorgio De Chirico la descrisse così:

“Torino è la città più profonda, la più enigmatica, la più inquietante non solo d’Italia ma di tutto il mondo”.
G. De Chirico

Torino è più che mai bella da vivere in autunno, quando il verde dei parchi e dei giardini si indora di rosso e di bruno, l’aria si fa frizzante, il cielo si addensa di nuvole e a sera, avvolti nei primi cappottini leggeri, ci si rifugia un po’ infreddoliti nei numerosi e bellissimi caffè sotto i portici, per scaldarsi con un bicerin, un caffè sabaudo o un gianduiotto.Torino

D’autunno Torino, d’indole più gourmand che semplicemente golosa, sboccia. E quello che vi racconteremo noi è proprio un assaggio di ciò che al di là del Salone del Gusto, Torino ha da offrire in termini di itinerari urbani del gusto: Torino la dolce, la Torino del gelato, del cioccolato, dei caffè storici e dell’alta cucina di innovazione. Tra anteprime esclusive del Salone (il video-manifesto di Magorabin, il gianduiotto di gelato di Mara dei Boschi…), lezioni di gelato e di cioccolato firmate dai nomi più prestigiosi, degustazioni e passeggiate i due giorni Sweet Torino di #SocialFoodeWine #Piemonte sono trascorsi lieti e -troppo- veloci. Eccellenti padrone di casa le splendide ragazze di BITEG – Borsa Internazionale del Turismo Eno-Gastronomico e Sviluppo Piemonte: Emanuela Giorgini, Francesca Musso, Cristina Pellerino. E il “nostro” Carlo Vischi, che stavolta ci ha persino colti di sorpresa facendoci salire in cattedra per raccontare l’esperienza del blog e dei social ai suoi studenti del master di enogastronomia dello IED.

Gertosio e gli altri caffè storici: la buona tradizione

Nella celebre poesia Le Golose, dedicata alle signore torinesi, Guido Gozzano dipinge un delizioso quadretto della clientela femminile delle pasticcerie. C’è quella che mangia la pasta in fretta e di nascosto già in preda al senso di colpa, quella insaziabile che finito un dolce pensa già al successivo, quella che si informa indecisa della scelta, quella che all’assaggio sembra sciogliersi di piacere e contentezza…

[…] oh! le signore come tornano bambine!
Perché non m’è concesso,-
o legge inopportuna!-
il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,
o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di crema e cioccolatte?
Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.
Guido Gozzano

Un tipico esemplare di Golosa

A leggere questi versi pare davvero di rivivere un’epoca, un costume e una città tutta. Durante il tour dei caffè storici di Torino, però, l’impressione da fantastica e sfocata si fa più vivida e reale mano mano, fino a che non ti rendi conto che quel mondo ancora esiste, e quelle signore ben vestite sono ancora lì, che mangiano le paste nelle confetterie.

AllAntica Caffetteria Baratti per esempio, la poesia Le Golose sta stampata nella bruchure e le sue protagoniste se ne stanno sedute attorno agli eleganti tavolini con piano in marmo chiaro, avvolte dal profumo dei dolci e delle caramelle e dalla luce morbida e scintillante di lumiere di cristallo, circondate da stucchi, decori e cagnolini spazzolati.

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Nell’elegante piazza San Carlo, si affaccia Stratta dal 1836, locale storico dal fascino intatto, nelle cui belle vetrine si riflette il caval ‘d brôns e fanno mostra di sé squisiti marron glacées, frutta candita, cremini, croccanti e bonbons incorniciati tra legni e cristalli preziosi. I famosi confetti sono custoditi in vezzosi astucci rosa che ricordano Versailles, e ai cioccolatini di cui era goloso Cavour è stato fatto omaggio del suo nome.

torino-caffè

 

C’è poi il caffè Mulafsano, un preziosissimo scrignetto ricco d’intarsi, specchi e stucchi, frequentato dalla Torino dei letterati, dei cineasti e dei poeti. Qui fu inventato quel triangolo millefoglie di soffice pancarré farcito di ricco ripieno, che D’Annunzio, implacabile nominista nonché assiduo frequentatore, battezzò tramezzino.

I caffè storici di Torino sono posticini bellissimi in cui vien fatto di tenere la schiena ben dritta e ridere compostamente. Sembra persino che i cioccolatini mangiati lì dentro non possano far ingrassare.

La musica cambia leggermente da Gertosio, storica caffetteria dove i pasticcini sono tutto tranne che mignon, i funghetti di pasta choux straripano di densissima crema gianduia e sonore risate si mescolano all’aroma del cioccolato. La più allegra di tutte è proprio quella del padrone di casa, Massimo Gertosio, che ha il sorriso affabile e gentile di chi ama stare al pubblico e il physique du rôle del pasticcere. Ci guida su per una scaletta a chiocciola fino dentro al laboratorio dove un Maestro Pasticcere ci mostra le lavorazioni antiche e le modernissime tecnologie. Assaggiamo i savoiardi (“gli inglesi!”) appena sfornati e ancora soffici e esultiamo di fronte al cavolo e alle zucche di cioccolato, alla sfornata delle nocciole tonde gentili delle Langhe appena tostate e alla colata di fondente.

torino-caffè2

All’uscita dal laboratorio, storditi dai profumi golosi, accettiamo con piacere un caffè, che ci dicono sabaudo, invenzione di Gertosio. Potevamo immaginare che questo “caffè” ci arrivasse dentro a una imponente coppa interamente spalmata di crema gianduja, e affogato sotto una nuvola densa e spumosa di panna fresca e una pioggia di granella di nocciola delle Langhe? La risposta in verità è sì, potevamo: perché l’avevamo capito che da Gertosio la generosità è di casa 🙂  

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Il nostro viaggio alla scoperta di Torino #SocialFoodeWine continua QUI! Nei prossimi episodi e nel nuovo video Torino la dolce, di Emanuele Martino, troverete il GELATO, il CIOCCOLATO e una TORINO NON SOLO DOLCE. Stay tuned!

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