Home Books Leggere apre la mente e pure lo stomaco. Al Salone del Libro con Casa CookBook

Leggere apre la mente e pure lo stomaco. Al Salone del Libro con Casa CookBook

written by La Salsa Aurora maggio 13, 2014

Al Salone del Libro di Torino può capitare di: assaggiare una mousse di cioccolato bianco al lime preparata da Knam in persona; sentirti disapprovata da Chef Rubio per questo viziaccio di mettere il sale nell’acqua della pasta; appurare che le lasagne vegan hanno lo stesso sapore di quelle al ragù; scattare dodici foto al profilo e alla fronte di Enrico Crippa; farti sfuggire la presentazione dei ragazzi di Gnam Box, ma vincere la timidezza e fermarli sul metrò come una fan di boy band; decidere che l’Alta Langa diventerà il tuo nuovo champagne; e anche farti un bicchiere di Barolo griffato Ceretto .

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No, non sono finita per errore al Taste of Milano: quest’anno l’alta cucina, gli chef e i grandi del gusto sono stati protagonisti di un padiglione molto speciale -giunto alla seconda edizione-, di nome Casa CookBook. Perché tutto questo cibo al Salone del Libro?
Semplice: perché dietro ad ogni shookcooking, laboratorio o intervista in agenda in Casa CookBook, c’è, appunto, un libro da promuovere. Il cibo ha iniziato a raccontarsi, e non si ferma più. Ecco un piccolo assaggio di qualche prelibatezza in menu.

“C’è solo una cosa migliore del mangiare un buon piatto: farselo raccontare”.

Sono parole di Federico Ferrero, medico torinese vincitore della terza edizione di Masterchef e autore del libro “Missione leggerezza“, edito da Rizzoli. Domenica 11 Maggio Federico è stato l’istrionico protagonista di un inedito shoowcooking al confine con l’esibizione teatrale: e proprio come a teatro, ha chiesto agli spettatori di metter via smartphone e macchine fotografiche per godersi lo spettacolo. Accompagnato da un presentatore-attore e da un arrangiatore-musicista, ha tenuto la platea legata alla sedia con un filo di parole. Giocando, ma ammiccando funambolicamente alla scienza, con il gustoso tema del cibo afrodisiaco (smentito sul piano chimico e medico, ma valorizzato nell’ottica del cibo come dono, e soprattutto racconto, fatto di sé all’altro), interagendo con i bambini con serietà come a loro piace, e citando interi passi del proprio ricettario di storie, ha distratto tutti gli spettatori dalla concretezza del piatto che andava preparando.

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Nonostante io nutrissi una certa insofferenza per l’apparato retorico un po’ barocco della performance, mi sono ritrovata a constatare che l’acquolina in bocca venuta a tutti non era dovuta alla pregiata carne di fassone marinata nel frutto della passione, né al lento e odoroso addensare dei tuorli a bagnomaria per la crema inglese: bensì al racconto che Federico ne aveva fatto. Una dimostrazione efficace, ludica e pure seducente della tesi enunciata all’inizio.

Che meglio del buon cibo ci sia solo un buon racconto, è il leitmotiv di Casa Cook Book. Se pure è vero che qualche showcooking si esaurisce nel pubblico spadellamento seguito dall’assaggio, il meglio del cibo al Salone riguarda il racconto, la parola, la storia. Storie di Gusto è il titolo del dialogo a più voci che sempre Domenica 11 Maggio ha avuto come protagoniste le eccellenze italiane, e più precisamente piemontesi, del caffè, del vino e del cioccolato: Francesca Lavazza, Roberta Ceretto, e Guido Gobino, le cui tre storie di successo e qualità sono appena diventate altrettanti splendidi libri. Il racconto accende il gusto dei sapori, reso più vivo dai ricordi, come nel caso del caffè Lavazza, entrato nell’immaginario collettivo di un’epoca con il Carosello di Carmencita e del caffè Paolista, e le storiche pubblicità di Manfredi.

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Il cioccolato Gobino tocca corde diverse, meno nostalgiche e pop, ma incanta con un linguaggio pulito e un volume in edizione limitata che al racconto di una storia di artigianato e buon gusto fa corrispondere una veste editoriale da collezione.
Colto nei riferimenti sin dal titolo, Curioso Dialogo sul Cacao è, al pari del cioccolato che racconta, un vero oggetto di desiderio, scritto con competenza e dedizione e allestito con carte di pregio e tavole originali d’autore.

Anche per la Ceretto la storia non si esaurisce al buon vino, e ce lo racconta un libro dal titolo 100% Alba. Il dialogo tra vino e cultura con Roberta prosegue al Casa Cookbook con “La storia dell’arte colora la vigna”, storia di Langhe, Barolo, Blangé e mecenatismo artistico. Ma la vera special guest del Caffè Letterario è Enrico Crippa, geniale enfant prodige della ristorazione internazionale e chef, tristellato!, del ristorante Piazza Duomo di Alba, proprietà della famiglia Ceretto. Lontanissimo da quelle masterchef-star che appena il giorno prima hanno riempito all’inverosimile l’Auditorium (no, non faccio la radical chic: anche io avrei voluto esserci e farmi una foto tra Cracco e Barbieri!), anche se fu proprio Carlo Cracco che lo raccomandò, trentenne, al patron Ceretto, Crippa sta in cucina e non ama presenziare: lo si vede dall’insofferenza un po’ timida con cui si agita sulla sedia e schernisce i complimenti degli adoratori. Tiene basso l’ego e lo sguardo, e io mi rassegno all’impossibilità di fargli una foto come si deve, accontentandomi dello scatto di gruppo che lo vede di profilo 😀

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Il racconto del gusto continua, e ho voluto solo darvene un assaggio senza rovinarvi l’appetito. Per chi ha fame di storie e sapori, sarà squisita la sorpresa per cui Gabriele Rubini, notissimo come lo Chef Rubio di Unti e Bisunti, si rivela molto poetico e salutista. Alla sua Nuova Dieta Mediterranea, scritto a 4 mani con la ricercatrice Stefania Ruggeri e presentato al Salone Off dalla dolce e saggia Mariachiara Montera, dedicherò un post a parte, se mi basterà. Altrettanto dicasi per gli istruttivi laboratori di Cook Lab, che mi hanno aperto un mondo di seitan e Ruché.

Per il momento mi accontento di avervi messo un po’ di acquolina, di buon cibo e di buone letture.

3 comments

3 comments

laura maggio 13, 2014 at 9:27 pm

Ma dai ! Rubio ti ha cazziata ???? 😀 non vedo l ora di leggere 😉 e aspetto le ricette col seitan e tofu 😉

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La Salsa Aurora maggio 13, 2014 at 10:06 pm

Non direttamente, per fortuna: non mi sarei più ripresa dallo shock emotivo 😀 Però la storia del sale la sente proprio parecchio. E infatti già da oggi ho provato a eliminarlo, per la pace di Rubio e delle mie arterie…e la disperazione del mio palato. Ma siccome è stato assai convincente, intendo perseverare, e tenerti aggiornata 🙂

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Laura maggio 14, 2014 at 7:46 am

Io sapevo che mettere il sale a metà cottura della pasta e, non all’inizio, aiuta ad assorbirne di meno 😉

Però dai, che onore avere commenti da Rubbbbiiiooo 😀

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